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Chelidonia sommità T.T. - Celidonia - (Chelidonium majus L.) Papaveracee

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Famiglia: Papaveraceae

Nome botanico: Chelidonium majus

Parti utilizzate: linfa (uso esterno), parti aeree della pianta (uso interno, sotto controllo medico)

Descrizione: Cresce nei luoghi incolti o tra le boscaglie ed è una delle prime piante a fiorire in primavera con caratteristici fiori di colore giallo intenso, raccolti in ombrelle terminali, e formati da quattro petali e due sepali precocemente caduchi. La pianta è erbacea con un fusto eretto e ramoso alto fino a 80 cm. portante grandi foglie segmentate e pennatosette. Spezzando i fragili steli di quest'erba fuoriesce un lattice di colore giallo intenso.

Componenti: Alcaloidi: chelidonina, cheleritrina, sanguinarina, protopina, berberina, coptisina, stylopina ecc., acidi chelidonico, nicotinico, malico e citrico, flavonoidi, carotenoidi, una saponina, enzimi proteolitici (nel lattice)

Proprietà: utile in caso di verruche,  psoriasi e  callosità, irritazione dell'occhio e cataratta, contusioni e slogature e tricofizia. (in tisana prolungata o lozione da preparare come sotto specificato: il prodotto è in vendita come pianta sfusa)

Controindicazioni: Il contenuto di alcaloidi potenzialmente tossici decade rapidamente con l´essiccamento e la conservazione della pianta. Tuttavia, si raccomanda l'uso interno soltanto sotto controllo medico.

Erbe sinergiche: Sanguinaria

Preparazioni:

Lozione antiverruche: chelidonia tintura madre da pianta fresca o secca g 25, resina di trementina g 15, acido salicilico g 5, acido lattico g 5. Si usa per toccature. Oppure, un etto di chelidonia, mezzo litro di alcol alimentare, 2 pastiglie di aspirina, lasciare in infusione tutto per 10 giorni alla luce, filtrare e usare come lozione sulla parte da trattare.

Curiosità: L'inizio della fioritura della chelidonia coincide con il ritorno delle rondini e per questa ragione, forse, si pensò di attribuirle il nome di origine greca che significa appunto "rondine" (chelidòn). In antichità si credeva infatti che la rondine si servisse del lattice di questa pianta per rafforzare la vista ai nidiacei poiché, secondo una convinzione tramandata da Plinio e attribuita ad Aristotele, si pensava che i piccoli delle rondini nascessero ciechi e che, per risanare la loro vista, le madri deponessero nei loro occhi una goccia di succo di chelidonia.

Quanto riportato, è tratto da materiale di libera consultazione sul Web. Il Laboratorio d’Erbe Sauro non è responsabile della diffusione di informazioni che si rivelassero non rispondenti a verità o dell’uso improprio dei prodotti menzionati. Pertanto, la letteratura di cui sopra è da intendersi come approfondimento culturale: non sostituisce la diagnosi del medico, che si consiglia di consultare sempre, prima dell'assunzione di qualunque rimedio, soprattutto in presenza di patologie o disturbi contro i quali si stiano assumendo altri farmaci.

Produttore:
Minardi e figli S.r.l.
Chelidonium majus