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Mela annurca capsule

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LA MELA ANNURCA

L’Annurca ha una forma appiattita, molto più piccola rispetto le altre tipologie di mele. Ha una buccia spessa, rossa, e una polpa bianca e croccante, che si accompagna a una dolce succosità, dal retrogusto, leggermente acidulo. Tracce della coltivazione e della raccolta della mela annurca sono state trovate in documenti e iscrizioni risalenti addirittura all'epoca preromana, quando nelle pianure campane dominavano gli Osci. In alcuni dipinti della “Casa dei Cervi” di Ercolano, sono raffigurate delle mele annurche, di cui ha parlato anche Plinio il Vecchio , che l'ha definita "Mala Orcula", in quanto originaria della zona del Lago di Averno, presso Pozzuoli dove, secondo i Romani, avevano sede gli Inferi. Col passare dei secoli la “mela degli inferi si è trasformata, nel lessico popolare in “anorcola”, “annorcola”, fino a “melannurca”.

Un’evoluzione che non si limita solo all’etimologia: complici i diversi cambiamenti climatici e morfologici, l’area di produzione si sposta dal napoletano all’area aversana, al confine tra Sannio e Caserta e, successivamente, nell’Alto Casertano. L'IGP, marchio attribuitole nel XX secolo, indica queste come zone di produzione, oltre a quella originaria di Pozzuoli e dintorni. Giugliano, in provincia di Napoli, è conosciuta come la "Città della Mela Annurca".

Le sue straordinarie proprietà nutritive ed organolettiche sono note: uno dei proverbi più conosciuti è “una mela al giorno toglie il medico di torno”. In realtà, la mela è un “falso frutto”: la polpa che mangiamo si origina attorno al torsolo, la parte centrale che contiene i semi, che sono il vero e proprio frutto del melo. Oltre che per il sapore e per le proprietà nutritive, questa la mela si differenzia dalle altre varietà soprattutto per il tipo di raccolta, che avviene quando è ancora acerba: a causa del suo peso eccessivo, la maturazione di questo frutto non avviene sugli alberi, ma in appositi teli di canapa, chiamati “melai”, distesi al sole.

Contiene fibre alimentari, acqua e vitamine, in particolare di vitamine B, C e PP. Il consumo di un frutto è indicato da dietologi e nutrizionisti perché riduce l'appetito. Inoltre, la ricchezza di acqua rende questo tipo di mele un vero e proprio idratante naturale del corpo e della pelle. I benefici della varietà annurca sono stati oggetto di numerosi studi, che ne hanno certificato il suo effetto positivo per l'apparato gastrointestinale, ( grazie alla presenza di acido clorogenico e di catechina, due sostanze antiossidanti naturali) , per la riduzione del colesterolo, (perché contiene polifenoli in quantità superiore rispetto a tutte le altre mele) e per contrastare l'invecchiamento delle cellule di organi e tessuti . Apporta 40 calorie per 100 grammi di frutto, per cui se ne può mangiare a sazietà senza appesantire il corpo. Contiene anche molti minerali, soprattutto ferro, potassio, magnesio, calcio, manganese, fosforo e una particolare molecola, la Procianidina B2, che blocca la caduta dei capelli e ne favorisce la ricrescita.

La mela annurca può essere gustata cruda o cotta, mentre a bambini e anziani spesso viene servita grattugiata. Da provare, poi, è il liquore alla mela annurca, una delizia dalle proprietà digestive.

Una delle manifestazioni più famose in Campania è la Sagra della Mela Annurca a Valle di Maddaloni, in provincia di Caserta dove a musica e balli si accompagnano pietanze tradizionali e dolci preparati con la mela annurca. Fra i grandi estimatori di questo frutto, c’è il grande Eduardo De Filippo che, passando fra le zone campestri a confine fra il Sannio ed il Casertano, rimase colpito dal paesaggio rossastro donato dai melai. Vide l’amore e dedizione che i contadini riservavano al frutto, tanto da dedicarne un passo nella sua opera “De Pretore Vincenzo”: «Tu vedi una processione di carretti carichi di mele rosse che mandano un profumo per tutta la campagna: quelle di prima scelta vengono a Napoli, e da Napoli se ne vanno per il mondo e quelle piccole, bacate, restano in paese, per la gioia dei porci, e per sfamare noi. Ma tante mele! Tu le vedi a ceste, a cumuli, a cataste, casa per casa, bottega per bottega, tutte mele, mele, mele, mele…»

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