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Vuoi conoscere l'omeopatia? - Marco Colla

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Molte volte mi sono sentito chiedere dai miei pazienti il motivo per cui da medico allopatico tradizionale mi fossi “convertito” alla Medicina omeopatica. La risposta è in ogni pagina di questo libro, un po’ divulgativo e un po’ scientifico, che vuole introdurre alla conoscenza dell’Omeopatia e delle sue enormi potenzialità.

Sono stato un medico ospedaliero, inizialmente anestesista per due anni e in seguito chirurgo generale per altri otto; all’epoca ero un detrattore convinto della Medicina omeopatica, che peraltro non conoscevo.

Sono stati anni molto intensi e formativi: le lunghe ore trascorse in sala operatoria e in Pronto Soccorso hanno rappresentato un momento fondamentale per la svolta verso la mia professione futura di Medico Omeopata.

La mia conversione è iniziata il giorno in cui mi fu diagnosticata una malattia autoimmune, cioè una di quelle malattie in cui si ha la formazione di anticorpi contro sé stessi. Era una patologia piuttosto grave, molto probabilmente conseguenza di un vaccino.

Di fronte alla necessità di sottopormi a una serie infinita di esami invasivi, che comunque sarebbero approdati a una sola terapia possibile, quella cortisonica (se non peggio) e molto probabilmente a vita, ho “saltato la barricata”. Mi sono cioè rivolto alla Medicina omeopatica, quella unicista, perché, così mi fu detto, “è l’unico tipo di Omeopatia che funziona”.

Nello specifico mi sono rivolto ad un allievo del professor Antonio Negro di Roma.

L’incontro, essendo io abituato alla Medicina allopatica, è stato a dir poco curioso. Il Collega Omeopata, non potrò mai dimenticarlo, mi sottopose ad una lunga serie di domande stranissime.

Io, da buon medico, mi ero presentato con la mia cartella piena di esami del sangue. Ero andato da lui per curare una malattia autoimmune: è immaginabile il mio stupore quando mi sentii domandare durante quel primo colloquio se avevo paura dei coltelli. E se avevo più paura dei coltelli o della pistola. E così via di seguito.

Mi chiedevo che cosa c’entrassero quelle domande con la mia malattia, anche se devo dire che ne ero incuriosito; e comunque si avvertiva la competenza del Collega che mi stava di fronte.

Ora so che la risposta valida data dal paziente è quella immediata e forte, mentre non riveste importanza se invece uno ci pensa su e dà una risposta meditata, ragionata.

Il Collega, allievo del grande professor Negro che in seguito diventò anche il mio Maestro, mi diede il primo rimedio sulla base delle mie caratteristiche miasmatico-costituzionali.

È stato il primo passo verso la mia guarigione.

Con “phosphorus” si era avviato un percorso terapeutico che mi ha portato gradualmente ad un miglioramento delle condizioni fisiche ma soprattutto mentali. La normalizzazione dei valori ematochimici, che erano allora alterati, hanno confermato la guarigione dalla malattia, anche se in Medicina omeopatica la guarigione assume un altro significato, ben più profondo di quello considerato dalla Medicina accademica.

Quindi, essendo stato così segnato dal destino, o per meglio dire dalla Provvidenza, ho abbracciato io stesso la Medicina omeopatica, questa volta come terapeuta, e su consiglio del Collega ho avuto la fortuna di accedere alla scuola di Roma del professor Antonio Negro, la stessa che aveva frequentato lui.

Il cammino di guarigione, realizzato grazie alla Medicina omeopatica, mi ha fatto comprendere da vicino che cosa sia l’Omeopatia e quali benefici l’uomo possa trarne, specialmente senza assumere medicinali.

Dopo diventa difficile accettare i compromessi e le scorciatoie che vengono proposte dalla Medicina ufficiale.

Il passo successivo è stato licenziarmi da un posto sicuro e rispettabile per seguire e praticare una metodologia ostacolata con ogni mezzo dalla Medicina tradizionale.

La Medicina omeopatica non può essere solo un mestiere: è un coinvolgimento totale in un mondo per certi versi nuovo, che segue principi antichissimi e ha leggi matematiche, ferree ancor più di quelle della Chimica, e altrettanto profonde. Sono leggi universali indiscutibili, solide, che non cambiano a seconda di chi parla, scrive e pubblica.

La scienza cambia e può cambiare tendenza, mentre la Medicina omeopatica unicista si basa su principi immutabili.

Parlo sempre di Medicina omeopatica unicista, che non ha niente a che fare con quella pluralista o complessista, che verranno comunque brevemente trattate in un paragrafo del libro.

Il lavoro del Medico Omeopata unicista è veramente entusiasmante, anche se sovente ti accorgi che stai lottando contro i mulini a vento.

Della Medicina omeopatica non sa niente nessuno, e i pazienti ne hanno un’idea distorta perché nessuno ha mai spiegato loro veramente in che cosa consista e quali leggi segua.

Certo, la difficoltà iniziale sta nel fatto che si deve cambiare radicalmente tipo di ragionamento e di approccio alla malattia e ai rimedi che portano alla guarigione.

Il primo anno della Scuola di Omeopatia del professor Negro, ne ho accennato prima, è quasi interamente dedicato a decondizionare il medico dal ragionamento analitico a cui tutti siamo stati abituati, per introdurlo a quello analogico, proprio dell’Omeopatia.

La genialità dell’Omeopatia sta nel “simillimum”, il rimedio più simile al paziente: equivale alla sofferenza profonda del paziente, e induce ad un cambiamento profondo, ad una presa di coscienza di sé.

Ma consiste anche in tante altre particolarità alle quali il lettore ha la possibilità di avvicinarsi con questo saggio, che vuole essere introduttivo alla Scienza medica omeopatica.

 

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