Attenzione Questo sito utilizza i cookie per fornire una migliore esperienza di navigazione. L'utilizzo di questo sito implica la tacita accettazione della nostra Informativa sui Cookie. CHIUDI
Cerca per produttore

TULSI - BASILICO INDIANO -

28/01/2017
da daniela Sauro

In India si trova una specie di Basilico, chiamata “Tulasi” o “Tulsi”, identificato come Lakshmi, sposa di Vishnu, dea della bellezza, della quiete e dell'armonia. Gli indù ritengono che il Tulsi, invocato per proteggere dalle malattie, favorisca il concepimento e apra il cammino verso il mondo celeste: perciò questo tipo di Basilico viene deposto sul petto dei morenti. I suoi semi sono consumati dalle persone che praticano una dieta vegetariana o aspirano a uno stile di vita puro. Il termine sanscrito “Tulsi” o “Tulasi” significa “ciò che non ha paragoni”, l'ineguagliabile, proprio ad indicare il suo grande valore. Praticamente, si tratta di una delle numerose varietà del nostro ben noto Basilico, cui la cucina mediterranea riserva un posto d'onore per rendere fragranti salse, intingoli e insalate e assai caro alla cucina ligure, che ne ha fatto l'ingrediente principale del pesto.

Una leggenda Indù narra il motivo della grande importanza attribuita alla varietà di “Tulsi”: si racconta che, in seguito a una terribile catastrofe, andarono perduti negli abissi dell'oceano moltissimi tesori. Per recuperarli, gli Dei decisero di “frullare” l'oceano facendo roteare il monte Mandara, attorcigliandogli intorno il serpente Vasuki come cintura da spinta. Tirando il serpente, incominciarono a smuovere l'oceano, dal quale emersero quattordici tesori tra cui l'amrita, il nettare dell'immortalità; Dhanvantari, il Dio dell'ayurveda, custode del nettare; Airavata, l'elefante bianco; Surabhi, la vacca dell'abbondanza; Lakshmi, la Dea della prosperità, e il Tulsi , che è, dunque, considerato tra i più grandi tesori di cui l'uomo dispone.

Al di là del mito, si può sicuramente affermare che questa pianta è molto preziosa in un paese come l'India, in cui le febbri sono disturbi comunissimi. Infatti, il Tulsi è un efficace antipiretico. La medicina Ayurvedica prescrive una tisana di Tulsi e zenzero per curare l'influenza; contro le febbri più acute, un decotto concentrato con l'aggiunta di latte e cardamomo e, per prevenire la malaria, consiglia di assumere un tè preparato con qualche germoglio di Tulsi e due grani di pepe nero. In molte zone dell'India, la malaria è endemica e si diffonde per le punture di zanzare, in particolare nell'ultimo periodo della stagione piovosa. Il Tulsi ha la proprietà di allontanare gli insetti, motivo per il quale gli inglesi lo chiamano "mosquito plant", ossia la pianta delle zanzare. Anche semplicemente masticandone alcune foglie ogni giorno, il corpo diventa più resistente alle malattie. Notevoli, poi, sono le sue qualità purificanti per l'atmosfera. Infatti, non solo questa pianta è un efficace insetticida, ma mantiene asettico l'ambiente in cui cresce, fino ad una distanza di 200 metri dal punto deve si trova, grazie all'olio essenziale in essa contenuto che, evaporando, si diffonde nell'aria e la purifica dai batteri. Persino i serpenti non possono tollerare il suo aroma e se ne tengono lontani. Il rispetto mostrato verso il Tulsi nella cultura indù poggia su basi scientifiche perché, anche secondo le ricerche della chimica moderna, questa varietà di Basilico ha la capacità di uccidere microrganismi dannosi alla salute. Ad esempio, è stata isolata una sostanza contenuta nel Tulsi capace di arrestare la crescita dei bacilli responsabili della tubercolosi. Infatti, in India viene consigliato, a persone affette da tubercolosi, il soggiorno in strutture sanatoriali, attorno alle quali vengono coltivate piante di Tulsi. La sua essenza, poi, è degna di considerazione per gli sportivi: è un tonico generale e un ottimo antinfiammatorio, che potenzia il massaggio rilassante della muscolatura.

La pianta cresce abbondantemente non solo in tutta l'India ma anche a Ceylon, a Burma, in Cina, in Africa, in Grecia, in Australia, in Brasile e in molti paesi arabi. È un arbusto aromatico che non richiede molte cure e che raggiunge l'altezza di 30-60 cm con rami rossastri o violacei, foglie oblunghe I suoi delicatissimi fiori sono di colore viola chiaro, mentre i frutti hanno la forma di noccioline ovoidali lisce. Vengono utilizzate tutte le parti della pianta, che viene descritta nei testi di Ayurveda come "di gusto pungente con un sottofondo amaro, aromatica, molto digeribile, calda, secca, dissipatrice di gas o vento (ayu o vata), distruttrice di flemma (kapha), aperitiva e digestiva, fragrante, salutare e distruttrice di cattivi odori". L'elenco delle qualità del Tulsi è davvero molto lungo: è considerato aromatico, emolliente, digestivo, diuretico, insetticida, antibatterico, vermifugo, antipiretico ed altro ancora. È utile contro asma, bronchite, raffreddori, infiammazioni, malattie della pelle, avvelenamenti. La varietà Tulsi ha un impiego ridotto in cucina, in quanto appunto erba sacra: al suo posto si utilizza il comune Basilico.

In India si usa piantare il Tulsi per verificare lo stato di salute di un terreno: la buona crescita della pianta lo certifica come decisamente salubre. Si ritiene, inoltre, che la presenza de del Tulsi, possa attirare le benedizioni divine. Le foglie vengono utilizzate durante le cerimonie religiose in favore di Vishnu, specialmente quelle che favoriscono il benessere familiare Il terreno circostante la pianta, viene concimato solo con sterco di vacca, animale altrettanto sacro. Nelle case più ricche, vengono coltivate diverse piante di Tulsi, in modo da formare un piccolo boschetto sacro denominato Tulsi-van o Vrindavan.

Le sacre scritture indù invitano a guardare il Tulsi non come semplice pianta, ma come una rappresentazione naturale della divinità. Molti indù per pregare utilizzano una serie di sferette di legno, legate insieme da una funicella, detta “Mala”, che ricordano i rosari cattolici: le palline sono fatte con i semi di Basilico comune, i Mala sono realizzati con la varietà Tulsi. Gli inglesi, quando volevano obbligare un indù a giurare, non avendo a disposizione un equivalente indiano della Bibbia, lo facevano giurare sul Tulsi.

E' venerato anche dagli Shivaiti: Krishna ha adottato quest'erba per il suo culto e la chiesa greco-ortodossa ogni anno, nell'anniversario della nascita di San Basilio, invita le donne a santificare le loro case cospargendovi le foglie di Tulsi, precedentemente offerte nelle chiese, per ottenere le benedizioni del Santo. Gli antichi persiani lo piantavano sulle tombe, affinché le anime dei defunti, annusandone il piacevole aroma, si sentissero sempre vive nel ricordo dei loro cari. Presso gli haitiani il Basilico è associato alla divinità dell'amore ed è ritenuto un eccellente stimolante della sessualità, mentre in Messico lo si conserva in tasca come portafortuna e, soprattutto, per attirare denaro.

Commenti

Nessun articolo trovato

Nuovo messaggio